“Magnificat, Maria tra fede, arte e storia”

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“Magnificat, Maria tra fede, arte e storia” è il titolo della prestigiosa mostra in programma nella chiesa dei Battuti dal 12 maggio al 3 giugno.

INAUGURAZIONE Sabato 12 maggio ore 16.00

orari:tutti i giorni dalle 10 alle 18

L’esposizione, organizzata dalla Confraternita dei Battuti, non è solo una mostra ma un vero e proprio avvenimento culturale per la città, che propone anche concerti e conferenze.

Esporranno le loro opere artisti di Caselle e di altre realtà, che hanno creato appositamente opere sul tema proposto.
Ognuno dovrà dare la propria interpretazione dell’ immagine della Madre di Dio.

Esporranno Luigi Bertolaso, Giasda Braidotti, Fabrizio Frassa, Rosa Gattuso, Sara Li Gregni, Valentina Mauro, Anna Maria Micozzi, Vittorio Mosca, Eugenio Musacchio, Stefano Rollero, Aldo Santato, Giulia Tortorelli, Ermanno Valente, Cesare Villata, Carlo Vuolo e Gabriella Zordan.

Durante la manifestazione sono in programma due concerti: sabato 12 maggio alle 16,30 d’organo con Fabio Castello, e domenica 27 alle 21 con Walter Savant Levet all’organo e la corale di Mappano diretta da Enrica Baldi Borsello.

 

Nella foto: Il mio lavoro, titolo opera: “Figura narrante” Acrilico, gessetto. 60×40-2012

 

 

 

Nota storica sulla Chiesa dei Battuti:

La chiesa, fondata nel 1721 secondo l’iscrizione posta sull’architrave, si trova adiacente il coevo Palazzo Mosca.
L’edificio fu costruito sulle fondamenta di un’antica chiesa in rovina consacrata a S. Pietro, su progetto attribuibile a Costanzo Michela di Agliè.

La facciata si caratterizza per la particolarità del rivestimento in mattoni lavorati a risega. All’interno troviamo un ricco colonnato in stile corinzio decorato con stucchi e pitture.
Di particolare pregio è anche il settecentesco organo.
La chiesa è così chiamata perché qui erano soliti raccogliersi i “battuti” di Casella, devoti che in particolari occasioni, vestiti con camice e cappuccio, percorrevano le vie della città flagellandosi il corpo.

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Sai chi era Ipazia? Una donna dalla storia infinita, scoprila a Caselle da 2 al 18 marzo 2012.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COMUNE DI CASELLE T.SE

ASSESSORATO ALLA CULTURA
organizza
(nei nuovi locali di via Basilio Bona)

INCONTRO D’ARTE E CONVEGNO SU IPAZIA D’ALESSANDRIA
(sapiente filosofa, astronoma, matematica e poetessa del IV secolo d.C.)

Mostra d’arte in esposizione dal 2 al 18 marzo 2012  dal Martedì alla Domenica con visite dalle ore 16,00 alle 19,30.
Ingresso libero

INAUGURAZIONE MOSTRA : venerdì 2 marzo alle ore 17,30 con introduzione dell’Assessore Luca Baracco e relazione critica di Valeria Massa e Antonio Zappia.
La mostra proseguirà fino a domenica 18 dello stesso mese.

Espongono: Paolo Abatecola, Quinto Airola, Ben Alfa, Giulio Benedetti, Alberto Bongini, Ivan Cambiolo, Antonio Cannata, Stefania Carollo, Carla Bresciano, Albino Cavaliere, Antonio Favara, Piero Feroglia, Ornella Frola, Rosa Gattuso, Mimmo La Grotteria, Bruna Giovannini, Roberto Giulietti, Antonella Guarneri, Attilio Lauricella, Francesco La Porta, Lorenzo Lo Verni, Francesca Mancuso, Bruno Mantovani, Serafina Marranghino, Lucia Micozzi, Salvatore Martinico, Mirandolina, Mario Mondino, Domenico Musci, Silvio Musto, Franca Valeria Oliveri, Esterina Pereno, Marcello Pisano, Sara Grazio, Salvatore Piazza, Alessandro Paliddo, Michele Privileggi, Maurizio Rivetti, Mario Rizzato, Giovanni Rodaro, Stefano Rollero, Rosato Gerardo, Giusy Romano, Ada Sgrò Falconbello, Claudio Zanni, Rosalia Zutta, Barbara Penna e Ernesto Cosenza per la fotografia.

VENERDI’ 16 MARZO, ORE 20,45 CONVEGNO SU IPAZIA E IL CRISTIANESIMO DELLE ORIGINI
Interverranno: Don Ermis Segatti – Direttore dell’Ufficio Cultura dell’Arcidiocesi di Torino
Il Pastore Giuseppe Platone della chiesa valdese di Milano
La Dott.ssa Gemma Beretta, autrice di un importante libro sulla filosofa
La Dott.ssa Anna Iaccheo – appassionata studiosa di Ipazia
La Dott.sa Valeria Massa – attenta studiosa delle tematiche femminili
L’assessore Baracco accoglierà gli illustri ospiti
Coordina il convegno Antonio Zappia

CHI ERA “IPAZIA”.
“Ad Alessandria d’Egitto, c’era una donna chiamata Ipazia, figlia del filosofo Teone, madre natura la dotò, oltre della sua straordinaria intelligenza, di una incomparabile e incantevole  bellezza, ottenne tantissimi successi nella letteratura e nella scienza da superare di gran lunga tutti i filosofi del suo tempo. Provenendo dalla scuola di Platone e di Plotino, lei spiegò i principi della filosofia ai suoi uditori, molti dei quali venivano da lontano per ascoltare le sue lezioni.
Facendo conto sulla padronanza di sé e sulla facilità di modi che aveva acquisito in conseguenza dello sviluppo della sua mente, non raramente apparve in pubblico o davanti ai magistrati.
Né lei si sentì confusa nell’andare ad una riunione di uomini. Tutti gli uomini, tenendo conto della sua dignità straordinaria e della sua virtù, l’ammiravano di più.
Fu vittima della gelosia politica che a quel tempo prevaleva. Dopo la morte del vescovo Teofilo, la cattedra vescovile fu occupata, nel 412, da suo nipote Cirillo, di idee fondamentaliste, specie contro i novaziani e i giudei, e che venne subito in urto col prefetto di quel tempo, il romano Oreste.
Cirillo, che mal sopportava la predicazione pagana di Ipazia, divenuta ad Alessandria la rappresentante più qualificata della filosofia ellenica, si convinse che l’ostacolo maggiore alla risoluzione della controversia fosse proprio lei.
Pur non dando un espresso ordine, egli istigò il gruppo fanatico di monaci parabolani ed eremiti della Tebaide guidati da Pietro il Lettore a togliere di mezzo Ipazia.
E così, dopo averla trascinata fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario, quasi volessero compiere una sorta di sacrificio umano, prima Pietro con una mazza ferrata, poi gli altri monaci con pugnali fatti di conchiglie, massacrarono il corpo di Ipazia e lo bruciarono. Era l’anno 415, il IV dell’episcopato di Cirillo.
Gli assassini rimasero impuniti. Oreste il prefetto chiese un’inchiesta; Costantinopoli non poté non concederla, e mandò ad Alessandria un tale Edesio, il quale non fece nulla, poiché si lasciò corrompere da Cirillo.
Oreste ottenne soltanto dei provvedimenti per arginare l’ingerenza politica dei vescovi nei poteri civili. Cirillo in seguito verrà addirittura santificato come esempio di sicura ortodossia.
Fu Damascio, filosofo neoplatonico (480/prima metà del sec.VI a.C.), quinto successore di Proclo nello scolarcato dell’Accademia, che per primo, nella Vita di Isidoro, incolpò Cirillo del delitto, arrivando addirittura a dire che prima di ucciderla le strapparono gli occhi dalle orbite.
Nella Storia ecclesiastica dell’ariano Filostorgio, nato circa il 368 d.C. e dunque contemporaneo dei fatti narrati, si arriva a sostenere che l’assassinio non era opera di una amorfa folla fanatica, ma di quel clero cristiano che, ad Alessandria in modo particolare, voleva spadroneggiare su tutti.

Ipazia viene ricordata, ancora oggi, come la prima matematica della storia, anzi, fu la sola matematica per più di un millennio: per trovarne altre, da Maria Agnesi a Sophie Germain, bisognerà attendere il Settecento. Ipazia fu anche l’inventrice dell’astrolabio, del planisfero e dell’idroscopio.

Info: Ufficio Cultura di Caselle: 011.9964182 /Stefano Rollero 3384155261

In English, who was Hypatia?

Hypatia was the daughter of Theon of Alexandria who was a teacher of mathematics with the Museum of Alexandria in Egypt. A center of Greek intellectual and cultural life, the Museum included many independent schools and the great library of Alexandria.

Hypatia studied with her father, and with many others including Plutarch the Younger. She herself taught at the Neoplatonist school of philosophy. She became the salaried director of this school in 400. She probably wrote on mathematics, astronomy and philosophy, including about the motions of the planets, about number theory and about conic sections.

Hypatia corresponded with and hosted scholars from others cities. Synesius, Bishop of Ptolemais, was one of her correspondents and he visited her frequently. Hypatia was a popular lecturer, drawing students from many parts of the empire.

From the little historical information about Hypatia that survives, it appears that she invented the plane astrolabe, the graduated brass hydrometer and the hydroscope, with Synesius of Greece, who was her student and later colleague.

Hypatia dressed in the clothing of a scholar or teacher, rather than in women’s clothing. She moved about freely, driving her own chariot, contrary to the norm for women’s public behavior. She exerted considerable political influence in the city.

Orestes, the governor of Alexandria, like Hypatia, was a pagan (non-Christian). Orestes was an adversary of the new Christian bishop, Cyril, a future saint. Orestes, according to the contemporary accounts, objected to Cyril expelling the Jews from the city, and was murdered by Christian monks for his opposition.

Cyril probably objected to Hypatia on a number of counts: She represented heretical teachings, including experimental science and pagan religion. She was an associate of Orestes. And she was a woman who didn’t know her place. Cyril’s preaching against Hypatia is said to have been what incited a mob led by fanatical Christian monks in 415 to attack Hypatia as she drove her chariot through Alexandria. They dragged her from her chariot and, according to accounts from that time, stripped her, killed her, stripped her flesh from her bones, scattered her body parts through the streets, and burned some remaining parts of her body in the library of Caesareum.

Hypatia’s students fled to Athens, where the study of mathematics flourished after that. The Neoplatonic school she headed continued in Alexandria until the Arabs invaded in 642.

When the library of Alexandria was burned by the Arab conquerors, used as fuel for baths, the works of Hypatia were destroyed. We know her writings today through the works of others who quoted her — even if unfavorably — and a few letters written to her by contemporaries.

3 Febbraio 2012, Biennale di Venezia a Torino.

Vittorio Sgarbi curatore del Padiglione Italia della 54° Biennale di Venezia nella visita ai padiglioni, accompagna il  Presidente della Regione Piemonte Roberto Cota  illutra sommariamente alcune opere.

Rivolgendosi a una sala gremita di fans e di un pubblico sostenuto ribadisce che è l’atto conclusivo della sua Biennale tra la laguna e le varie sedi regionali, omaggio alla città capitale dei 150 anni dell’Unità  ed aggiunge che, quella del Padiglione Italia di Torino, è una esposizione di centinaia di artisti che in qualche modo rappresenta lo spirito dei tempi ed elude le dinamiche curatoriali e funzionali per il mercato dell’arte e non al gusto estetico ed elogia l’installazione “Good Bye Alitalia” dichiarando che l’avrebbe chiamata urlo di dolore dell’Aliatalia”

Dal settimanale "IL CANAVESE" del 15 febbraio 2012

 

Biennale di Venezia, padiglione Italia a Torino

Vi invito (fino al 30 gennaio) alla visita della;
Biennale di Venezia, padiglione Italia a Torino al Palazzo Esposizioni, Sala Nervi, Corso Massimo D’Azeglio, 15f, Torino.
La mostra di Torino Esposizioni è l’estensione della 54^ edizione della Biennale di Venezia, anzi del “Padiglione Italia.”
Potrete ammirare le opere di settecento artisti selezionati per il padiglione Italia della sede torinese della Biennale. Un’ edizione speciale subalpina, legata anche ai 150 anni.
Io espongo due opere:

Titolo opera: “Good Bye Alitalia”
Installazione
1,75 x 30 2011
(ferro, tessuto, accessori)

Oggi si assiste al declino inarrestabile della compagnia di bandiera, nonostante il rilancio della nuova Alitalia (Cai).
A distanza di anni dai tempi in cui si lottava con ottimismo per ottenere i diritti fondamentali del lavoro e quelli paritari della donna, si è dovuto fare i conti con la situazione odierna di precarietà, in cui i simboli di potere quali la nostra compagnia di bandiera sono stati messi al bando. Resta il ricordo dolce-amaro di un insieme di colori che completava il nostro senso di appartenenza ad un paese che non sembra più lo stesso.
E’ anche un omaggio al vestito della donna Italiana, la divisa delle hostess Alitalia, da oltre 30 anni è più famosa nel mondo.

Titolo opera: “Oppressione” composizione tecnica mista. 60×90 – 2011
E’ tempo di imparare a fare cose nuove con la ragione, l’intelligenza e la verità.
E’ tempo per non restare indifferenti ma agire in favore della pace, giustizia sociale e libertà.

Curatore: Vittorio Sgarbi,
Coordinatore Generale: Giorgio Grasso,
Giorgia Cassini.
Organizzazione: Kleements & McOellin
Organizzazione artistica: Slide Events
Ufficio Stampa, catalogo: B52 Communication s.a.s di Sara Ratti e C.“

Dal 17 dicembre 2011, al 30 gennaio 2012 .
Ingresso libero
Orari:
Dal martedì alla domenica dalle 14:00 alle 20:00

http://rolleroarte.blogspot.com/

 

Buon anno !!!

Un augurio di un 2012 che veda realizzate tante speranze per una vita migliore…

I sogni esistono per essere realizzati, le promesse per essere mantenute, le delusioni…per farci ricominciare.

 

 

 

Che l’esempio sia dato per primo dalla più alta Istituzione.

 

 

Giorgio Napolitano: “La manovra è arrivata           giusto in tempo per evitare la catastrofe”.  Accolgo con soddisfazione il provvedimento impostato dal governo. Ce la faremo.”

 

 

 

 

 

 

 

 

Confidenzialmente e sorridendo: “A guaglio,’ ca’ nisciuno e’ fesso!!! ”

In una contingenza così drammatica per la nazione, con sacrifici che incidono sulla carne viva dei cittadini, Giorgio deve dare per primo il buon esempio…

 

Se si vuole a tagliare realmente i costi della politica, bisognerebbe proprio iniziare dalla residenza del Presidente, il palazzo più alto di Roma.

Perché a tutt’oggi non esiste paragone possibile con altri palazzi presidenziali di Europa: il Quirinale costa più di tutti, palazzi reali compresi.
Un esempio?
La regina d’Inghilterra Sua Maestà Elisabetta, residente a Buckingham Palace, ha messo on line tutti i suoi conti. Precisando quanto spende per questo e quanto spende per quello fin nei dettagli.

Fino all’ultimo centesimo. Si può consultare il sto (www.royal.gov.uk/output/page3954.asp.) con 33 pagine ricche di dettagli.

Il cittadino inglese può sapere che i dipendenti a tempo indeterminato ( impiegati, addetti, poliziotti, camerieri, giardinieri ecc..) a carico della Civil List alla fine del 2009 erano 310, cioè 3 in più rispetto all’anno prima.

Che la regina ha avuto regali ufficiali per 152.000 euro. Che nelle cantine reali sono stoccati vini e liquori «in ordine di annata», per un valore stimato in 608.000 euro, i costi dei suoi viaggi e rappresentanza.

Da noi no: segreto.

Il bilancio del Quirinale è vietato ai cittadini.

Non esiste un bilancio certificato del Quirinale, non esiste una nota integrativa reale messa disposizione dei cittadini, non esiste una reale trasparenza.
Alcuni dati generici il Colle li ha dati. Per la prima volta, nel gennaio del 2007, sono le note fondamentali delle scelte contenute nel bilancio interno.
L’unica limatura accettata da Napolitano è stata una sforbiciatina alla dotazione del Quirinale: oggi il Quirinale ci costa 228 milioni di euro, nel 2010 era di 231 milioni.

I risparmi sono quasi tutti arrivati però da una rinuncia non clamorosa: la riduzione del personale comandato da altre amministrazioni.

Lo stipendio di Napolitano è di 239.182 euro all’anno, con scatti automatici che recuperano l’inflazione.
In organico oggi al Quirinale ci sono 843 dipendenti: 74 appartenenti alla carriera direttiva, 97 alla carriera di concetto, 204 alla carriera esecutiva e 488 alla carriera ausiliaria.
Oltre a questi se ne aggiungono altri 103 di fiducia portati al Quirinale come staff personale da Napolitano e con un contratto che scadrà al termine del settennato.

Di questi 77 sono in posizione di comando, e 26 collaboratori a contratto. Siamo a 946 dipendenti.

E non bastano. Perché chi pensa alla sicurezza del Capo dello Stato?

Il personale “militare e delle forze di polizia distaccato per esigenze di sicurezza” ammonta a 861 unità, compresi i 258 ammiratissimi corazzieri. In tutto fanno 1807 che vigilano sulla sicurezza di Napolitano, un numero sproporzionato, unico nel mondo delle democrazie occidentali.
E il parco delle auto blu del Quirinale?

Una Lancia Thesis limousine, tre Maserati, due Lancia Thesis blindate e una Lancia Thesis di riserva., oltre alle 2 Lancia Flaminia 335 del 1961 utilizzate per le sfilate del 2 giugno. Poi ci sono 14 auto (una di proprietà e 13 in leasing) a disposizione dei Presidenti emeriti della Repubblica (Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi), del segretario generale (Donato Marra), del segretario generale onorario (Gateano Gifuni) e dei 10 consiglieri personali del presidente della Repubblica: c’è un’auto a testa senza bisogno nemmeno di fare i turni.

Infine 10 auto di servizio.

Sandro Bondi, Giancarlo Galan, Lorenzo Ornaghi.. “Io speriamo che me la cavo..”

 

 

L’ex ministro dei beni culturali Giancarlo Galan, sbarcò ai Beni Culturali con dichiarazioni forti, se non roboanti: “bisogna investire, non servono più soldi ma capacità di spendere”.
Con la capacità, i soldi si trovano.
“La cultura è la benzina del Paese” (rivolgendosi allo storico nemico Giulio Tremonti).
Proporrò che tornino al ministero direttamente gli introiti di musei e siti archeologici che oggi vanno al Tesoro.”

Peccato che poi tutte queste dichiarazioni siano rimaste nel cassetto della sua scrivania.
Colpa, certo, della drammatica crisi economica, che ha dettato altre priorità, ma, anche di alcune pecche che Galan ha dovuto affrontare.
Così molte sue prese di posizioni chiare, prese con il piglio, si sono risolte in contraddizioni, polemiche, batti e ribatti che hanno lasciato le cose praticamente come prima. Se non addirittura peggio.
Una di queste è la questione Festival di Roma sfociata in battibecco con il sindaco capitolino Alemanno, altra questione, il problema di Cinecittà: Galan ha cambiato i vertici della nuova creatura Cinecittà-Istituto Luce, i lavoratori di Cinecittà hanno bocciato la riforma dell’ente, paventando un piano di “smantellamento del patrimonio culturale”. Rassicurazioni ministeriali, e proteste al teatro Valle. Che tra l’altro rischia di essere ceduto ai privati.

Sulla questione di Pompei, il piano ministeriale prevede 105 milioni di euro, ma a guardare bene le carte si scopre che la cifra effettiva destinata alla famosa area archeologica è di 85 milioni di euro. In ogni caso si tratta di soldi europei, uno sforzo in più per il secondo sito italiano più visitato al mondo (dopo il Colosseo) si poteva fare..

Ultima, prima delle dimissioni, l’annuncio delle propria intenzione di non procedere più alla nomina di Giulio Malgara alla presidenza della fondazione Biennale di Venezia. “Ringrazio Giulio Malgara per avermi chiesto di non ratificare la sua nomina – precisa Galan – nonostante fossi già nelle condizioni di poterlo fare”.

Galan, Padovano, soprannominato “Il Doge” dai suoi detrattori per aver governato il Veneto dal 1995 al 2010, si è arenato tra le sue buone intenzioni con scarsi risultati, devo però rinonoscere a Galan il merito per aver rilasciato la speciale concessione che ha permesso di trasportare dal caveau della Biblioteca Reale di Torino il celebre Autoritratto “a sanguigna” di Leonardo, per esporlo nelle Scuderie juvarriane della Reggia di Venaria nell’ambito della mostra “Leonardo, Il genio, il mito”, visitabile fino al 29 gennaio 2012. Ed è già boom di prenotazioni: 25 milla.

P.S. Auguri di buon lavoro al nuovo ministro dei Beni e delle Attività culturali, Lorenzo Ornaghi.